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SOCIAL MEDIA NEWS, COMPRARE SU INSTAGRAM E IMPARARE SU TIK TOK: CHE SUCCEDE?

Non abbiamo bisogno di ricordare quanto tempo spendiamo ogni giorno sui social media (almeno due ore al giorno secondo We Are Social, report di febbraio 2020) soprattutto nel periodo di lockdown e post lockdown o “ripresa”, che per molti (Generazione Z) coincide con l’inizio di una grande pausa, quella dalla scuola e dai doveri.
Sarà per questo che cominciamo a fare shopping su Instagram e lezioni su Tik Tok?
Facciamo un po’ di ordine in questi social media che oggi sembrano proprio “ibridi”.

 

I cambiamenti del vivere i social media
Siamo di fronte a due cambiamenti piuttosto diversi, ma entrambi ci dicono qualcosa sul mondo dei social media e sulle loro componenti fondamentali: le community.
Instagram è alle battute finali per rendere una realtà lo shopping sugli e-commerce partendo direttamente dai post social. In queste ore è in fase di testing sui profili di alcuni influencer tra cui il profilo di Victoria Beckham lo shopping tag da inserire direttamente in caption: acquistare sarà semplice quasi quanto leggere. Il cambiamento da social media per le immagini e l’ispirazione a social media per far nascere un desiderio e la voglia di shopping è stato graduale negli ultimi anni. Un grande boost l’hanno portato gli influencer, oltre che la possibilità di fare advertising e la grande visibilità delle Instagram Stories. E prima ancora, le community: fashion, lifestyle, travel, piccole imprese e multinazionali: queste community- nicchie hanno saputo ricavarsi uno spazio e un’identità ben definite, e ora vedono il completamento di un percorso, quello del famigerato funnel, che finalmente si realizza.
Ci sono invece cambiamenti nei social media che sono meno pilotati e frutto di un’interpretazione creativa del concetto di visibilità dato da una community, soprattutto quando è formata da una “nicchia” (comportamentale, non numerica) come quella della Generazione Z.
Su Tik Tok ad esempio nascono ogni giorno nuove iniziative di creators e influencers che usano la piattaforma con lo scopo di fare informazione, educando e insegnando i più giovani. Qualche esempio (segnalato da questo interessante post di Ninja Marketing) sono i contenuti raccolti con #ImparaConTikTok dove @thecoolprofessor dà lezioni di inglese e @uffizigalleries aderisce alla Settimana dei Musei con iniziative in streaming.
L’apertura del social media a questo nuovo tipo di contenuto è sì “guidata” dagli headquarters, ma al tempo stesso naturale, frutto di un assecondare i contenuti più polari e desiderati dalle community più che di un calcolo matematico basato sul profitto.

Tik Tok, da dove comincio? Ne abbiamo parlato qui!

 

Twitch invece ha subìto un piccolo “rebranding” all’indomani della sua popolarità, esplosa nel 2018 con 9,36 miliardi di ore guardate di partite in streaming : da piattaforma principe per il gaming online si è rapidamente convertita in una versione digitale e videoludica di vari contenuti di intrattenimento e tempo libero, dai workout al fai da te, in un’organizzazione dei thread che ricorda un po’ i cari vecchi forum dei primi 2000.

Non sono ancora su Twitch, cosa mi sto perdendo?

I social media cambiano: imprevedibili o pilotabili?
La risposta a priori è impossibile da dare, in quanto presupporrebbe di poter prevedere una variabile inafferrabile: i comportamenti e i gusti delle community. Chi ha sperimentato su Twitch il primo video DIY era probabilmente in cerca di una nuova fetta di pubblico non colonizzabile su Facebook, e chi ha fatto una lezione su Tik Tok era (forse?) un insegnante preso dalla disperazione durante il lockdown. In entrambi i casi sono stati gli utenti a fare il messaggio e hanno di conseguenza dato forma al mezzo. Cosa possiamo fare noi per prevedere l’andamento dei comportamenti sui social media? Continuare a frequentarli e ogni tanto, accedervi e utilizzarli con il chiaro intento di rompere le regole. Potremmo scoprire cosa si nasconde oltre all’algoritmo e avere una visione del vero valore aggiunto di ogni social media: le persone che lo frequentano.

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Dottore in Giurisprudenza, specializzato in mappatura dei processi e analisi problematiche inerenti diritto delle tecnologie, Analisi dei processi aziendali e della struttura organizzativa. Grande conoscitore di sistemi privacy conformi al GDPR e gestione della contrattualistica a tutela dei diritti degli interessati.