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Quanto vale la ludopatia? Gli advergames

Quanto vale la ludopatia? Gli advergames

Chi non ha mai provato a giocare una partita di Candy Crush?

Se fossimo in un’ aula nessuno avrebbe alzato la mano.

 

Il deliziosissimo gioco si puo’ dire che abbia letteralmente conquistato il mondo, o meglio, mezzo mondo. Sono all’incirca un miliardo le persone che giocano quotidianamente a giochi sullo smartphone, sul tablet, sul computer, e Candy Crush ne ha conquistate la metà, cinquecento milioni.

Ma quali sono i segreti che tengono in vita da così tanto tempo un gioco dove si scambiano tra di loro caramelle?

Innanzitutto: le emozioni che suscita. L’ideatrice del gioco confessa che un mix di sentimenti tra frustrazione e appagamento è il giusto cocktail che permette a tutto il mondo delle caramelline di fare la bella vita.

Creare problemi e offrire soluzioni, insieme a curiosità, desiderio e divertimento sono infatti sensazioni che ogni gioco con un minimo di interesse alla longevità dovrebbe far provare ai propri utenti.

Riccardo Zucconi, invece, l’italiano che con il suo team ha fondato l’impero più dolce del mondo, spiega in un’intervista come anche un gioco gratuito come il suo possa generare ingenti profitti.

E’ stata paradossalmente proprio la sua gratuità a farlo guadagnare.

Visto il costo pari a zero, milioni e milioni di persone non ci hanno pensato due volte a scaricarlo, raggruppandosi in un vero e proprio piatto prelibato per tutte le agenzie pubblicitarie che da anni aspettavano un’ occasione come questa. Un numero spropositato di soggetti, con gli occhi fissi sullo schermo e la voglia di andare al prossimo livello, iper vulnerabili a qualsiasi spot e pronti a cliccare su tutto pur di procedere.

Addirittura, il gioco in questione ha da poco cominciato a premiare i giocatori disposti a guardare tutta la pubblicità senza premere sulla ”x” salvatrice che chiude la finestra. Bombe multicolore, ruote al cocco o caramelle a righe… tutto pur di farvi rimanere incollati allo schermo.

 

Da allora si è creato un vero e proprio vocabolo, coniato appositamente per identificare questa categoria di giochi ”pubblicizzati”: gli ADVERGAMES.

Il termine deriva dall’unione di due parole apparentemente molto dissonanti tra loro: Advertising, ovvero pubblicità, e games, cioè giochi.

Ormai sono pochi i passatempi sul mercato rimasti senza inserzioni pubblicitarie, chissà se tra un paio d’anni anche i film avranno uno spot ogni dieci minuti..

Se stai pensando anche tu a nuovi modi per sponsorizzare la tua azienda non esitare a contattarci!

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Diplomata al SID - Scuola Italiana Design, è esperta di web design e di visual design per il digital. Nella progettazione, cerca sempre di pensare fuori dagli schemi.