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Il pazzo mondo dei dazi

Il pazzo mondo dei dazi

Per la prima volta nella vita degli italiani il numero sulla bilancia cala senza alcuno sforzo.

Il merito però non è nostro ma di Trump e purtroppo non stiamo parlando della bilancia del nostro bagno ma della bilancia commerciale, che misura il saldo tra esportazioni ed importazioni del Paese.

Il leader americano ha recentemente deciso di imporre dei dazi, di circa il 25%, sulle importazioni di acciaio ed alluminio provenienti dall’Europa, dal Messico e dal Canada, con lo scopo di far rifiorire l’economia americana, e, viste le conseguenze, riuscendoci come un giardiniere che innaffia ogni giorno una pianta grassa.

 

L’Europa difatti non se n’è stata a guardare inerme, ed ha deciso di recuperare almeno parte di quei 6,4 miliardi di euro persi dopo l’attuazione della politica protezionista, imponendo anch’essa delle tasse sulle importazioni, in vigore dal 22 giugno, su oltre 200 prodotti americani tra cui moto, barche, jeans, t-shirt, succhi, burro d’arachidi e, immancabilmente, acciaio ed alluminio.

 

Com’è evidente, in futuro, il prezzo di questi beni aumenterà e sarà magari la volta buona che deciderete di comprare della sana frutta al posto di quel golosissimo e grassissimo peanut butter che fa salire il colesterolo a mille.

 

Alla fine, comunque, il saldo di questa guerra economica rimane ancora negativo per l’Ue, che però conta di recuperare quei 3,6 miliardi di deficit nei prossimi tre anni con nuove misure, sempre che il nuovo Obama non decida di ritirare la propria mossa; in tal caso Cecilia Malstroem, la responsabile del commercio, afferma che non ci saranno ulteriori conseguenze e si potrà dichiarare conclusa la partita in pareggio.

D’altra parte, anche in territorio americano la scelta di Donald non sembra essere stata condivisa dagli imprenditori del settore metallurgico, che, preoccupati per un futuro ed inevitabile aumento del costo della materia prima, sperano nella ritirata del loro presidente.

 

Su quella che è diventata ormai una scacchiera molto calda, si stanno muovendo anche i vicini degli Usa, Canada e Messico, ed è noto il malcontento cinese dopo la stoccata sui prodotti tecnologici asiatici che comprendeva un altro dazio del 25%.

Quella che voleva essere l’attuazione di un programma politico protezionistico sta rapidamente portando il paese a stelle e strisce nell’occhio di quello che potrebbe diventare un vero e proprio ciclone.

Ancora non si puo’ prevedere come si evolverà la situazione economica mondiale, quello che è certo è che per il momento ci penseremo due volte prima di fare gli americani.

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Dottore in Giurisprudenza, specializzato in mappatura dei processi e analisi problematiche inerenti diritto delle tecnologie, Analisi dei processi aziendali e della struttura organizzativa. Grande conoscitore di sistemi privacy conformi al GDPR e gestione della contrattualistica a tutela dei diritti degli interessati.